Basta che funzioni.
di Sylvie Renault | 22 nov 2009 | Me
Non so che infanzia abbiate avuto voi, ma io sono cresciuta al cinema. Mio padre non era un uomo capace di avere a che fare con una bambina, così non sapendo come gestirmi nei giorni che dovevamo passare insieme, mi portava o al Lupark o al cinema. Ma il Lunpark per una giornata intera costava troppo due volte la settimana e così, preferiva quasi sempre la sala cinematografica. Lì infatti lui poteva dormire senza troppo essere disturbato e io guardare a ripetizione il film che avevo scelto fino a che la maschera non ci mandava via perché stavano chiudendo. Il sabato e la domenica per anni sono stati quindi i miei giorni preferiti. Amavo il cinema! Se mi concentro riesco ancora a sentire l’odore del pop-corn in busta e della polvere delle poltroncine rosse in cui sprofondavo perché non riuscivo nemmeno a toccare per terra. Così, grazie a quel cinema che guardavo più o meno 96 giorni l’anno, ho cominciato a vivere in un mondo dove spesso io stessa nella mia mente parlavo in terza persona di quello che mi stava accadendo perché, come in ogni buon film che si rispetti, in quello della mia vita non poteva certo mancare la voce fuori campo. “Visto? Io sono l’unico ad avere una visione di insieme! Ecco quello che chiamano genio!” (Basta che funzioni – Woody Allen - 2009) Adoravo Bud Spencer e Terence Hill e non so quante volte ho visto e rivisto “Io sto con gli ippopotami”. Credo di avermici fatto portare per tutta la durata in sala. L’altra mia grande passione erano i film di Celentano e Pozzetto! “Lui è peggio di me”, che li vedeva addirittura insieme sulla scena era in assoluto il mio film preferito, e penso anche per questo di aver consumato la poltroncina. Ma i preferiti di mio padre erano i film romantici. Niente scazzottate in video o fragorose risate in sala che potessero svegliarlo. E così, per colpa del più cinico e menefreghista degli uomini, sono venuta su come l’ultima delle romantiche. Casablanca, Il Dottor Zivago, Love Story, Via col Vento, Vacanze Romane, Ufficiale gentiluomo, Pretty Woman, Dirty dancing, Harry ti presento Sally. Mentre mia madre gridava in casa l’inno “Al rogo gli uomini!!!” io crescevo con l’idea che l’unico amore possibile nella vita fosse quello romantico. E diciamocelo, dai, alla fine non è forse una gran cazzata? Tutti i film si tradiscono su
Leggi tuttoSenza pretese, senza campane, senza colombe nè titoli di coda.
di Sylvie Renault | 16 ago 2009 | Me
Un'amica questa sera mi ha parlato dell'amore. Di quello che dopo un po' finisce e che quindi è meglio dirselo e piantarla lì. Ma io vi chiedo, che amore è quello che nasce cosi' in fretta e che con la stessa rapidità svanisce? Anzi, è amore? Io amo suonare la chitarra amo sentire la vibrazione della mia voce dentro al mio stomaco quando sto cantando e amo le lacrime agli occhi e i brividi che mi regala l'interpretare una canzone amo gli animali e adoro sentire il calore del loro corpo vicino al mio quando sono in vena di coccole amo la pizza con la mozzarella di bufala sopra e un fogliolina di basilico fresco fresco appena colto il sapore acido e dolce al tempo stesso dei pomodori il rumore della pioggia che scende, ma solo se sono sotto le lenzuola, possibilmente abbracciata alla persona che amo amo accucciolarmi sotto le coperte e sentire che il caldo lentamente mi addormenta amo svegliarmi la mattina e tirare ancora un po' proprio fino all'ultimo secondo di ritardo che la mia giornata mi puo' permettere amo far sorridere un amico soprattutto quando il momento si fa duro amo ridere amo la mia casa e tutto quello che per me rappresenta amo scrivere amo bere una birra gelata mentre stro scrivendo amo i miei occhi quando si illuminano per la felicità amo il fatto che non smetto mai di sperare amo l'odore della notte l'odore della neve e dei primi freddi quando arriva l'inverno amo il colore degli alberi quando l'autunno sta finendo io amo, amo pensare a ciò che mi piace, che amo e che mi fa star bene. Ma quanto c'ho messo a capirlo? Perche' a prendere una birra calda e comprendere che fa schifo ci vuole poco. Ma scoprire invece che i pensieri scivolano in frasi più velocemente se mentre le scrivi oltre a dissetare la tua anima dai fluido anche alla gola... è una questione di tempo. Di fare, fare e ri fare una cosa, fino a che non capisci che la ami veramente, in quel modo e con quel piccolo particolare in piu', che per giunta non è mai lo stesso! Quattro anni fa lasciai il mio ragazzo dell'epoca, una storia davvero importante, solo perchè speravo di dare una scossa a quella situazione, ma nell'istante in cui lo vidi scendere le scale che ci separavano capii all'istante che non
Leggi tuttoQualcosa che nessuno potrà mai togliermi, nemmeno il piu' grande ladro.
di Sylvie Renault | 3 ago 2009 | Me
Mio padre non era un santo. Non era un brav'uomo. Era uno stronzo. Un alcolizzato, ciinico, avido, violento e opportunista. Ma era mio padre. Non bellissimo, ma le donne cadevano ugualmente ai suoi piedi perchè terribilmente sexy. Magnetico. Lo sguardo la sua migliore arma. Non c'e' mai stato nella mia vita. Non glie n'e' fregato mai un cazzo di un mio saggio di ritmica, della prima comunione o se recitavo in un operetta recensita sul Corriere della Sera. Mio padre semplicemente non c'era. E per questo posso ricordare con esattezza che una volta mi accompagnò in palestra e un'altra al lunpark, con i compagni delle medie, che non facevano altro che chiedermi se fosse un deficiente visto il modo strano in cui parlava. D'altronde era difficile per una comitiva di undicenni capire semplicemente che quello era un uomo ubriaco. I ricordi negativi ve li risparmio. Era mio padre. E sono sincera, non l'ho mai accettato per quello che era fino a che non ho potuto far altro che rimpiangere questa opportunità. Parlava 5 lingue +1, perche' diciamocelo, ho sempre sospettato che quando argomentava in arabo mi stesse solo prendendo per il culo. Ma nonostante tutto... è suo il più grande insegnamento che da sempre porto con me. "Iimpara le lingue e sarai cittadino del mondo, impara le lingue e sarai libero." Non l'ovvietà di ciò che diceva, ma il suo esatto contrario. La libertà è in noi, non in quello che facciamo. Niente di quello che ci succede puo' realmente condizionarci se non lo vogliamo. Cosi'...ha girato il mondo, posseduto tutte le donne che ha desiderato, avuto tutti i soldi che si potessero mai spendere in una vita, due figlie bellissime... ma non è mai stato capace di essere felice. Perchè non era libero da se stesso. Era schiavo. Schiavo del suo desiderio di libertà. E ha trascroso la vita nel vano tentativo di raggiungere qualcosa che semplcimente aveva già. Ma è solo quando hai qualcosa che sei capace di dare che nessuno te la puo' piu' togliere. Possono rubarti quello che hai, non quello che sei. E si sente davvero derubato solo chi si indentifica in quello che ha e non in quello che è. E io, che non avevo mai potuto avere quell'uomo come il padre che desideravo, per anni sono stata capace di trovarlo solo nelle piccole cose che mi aveva regalato nei rari momenti di sobria
Leggi tuttoMeditazione bicilindrica desmodronica.
di Sylvie Renault | 22 lug 2009 | Me
Guido spesso senza meta. Giro la chiave, accendo il motore, spengo il cervello. Tutta la mia concentrazione è rivolta alla strada che si srotola come un nastro infinito davanti ai miei occhi. E il cervello si svuota. Concentrato, presente, attivo, privo di pensieri. Meditazione bicilindrica desmodronica. Poi a un certo punto accade qualcosa. Immagini. Non veri e propri pensieri. Immagini. Nette, limpide, inconfondibili. Odori. Sapori. Suoni. Sensazioni. La mente affoga in se stessa. E la coscienza ricomincia il suo ciclo.
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Me and my Seven pounds just finished!
di Sylvie Renault | 7 ago 2008 | Dipinti, Me, Step by Step
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