Critica di May Abboud - Istituto delle Belle Arti di Beirut
di Sylvie Renault | 14 dic 2016 | Critiche, Home
Chi ha conosciuto Sylvie, come me, nel giugno del 2011 e ha visto il suo lavoro allora, noterà il passo da gigante della “ragazza” di quel tempo, diventata oggi una grande pittrice. Non avrei mai pensato che questo immenso salto nel mondo “ingrato” dell’Arte potesse essere possibile per questa ragazza fragile, impaurita da un futuro incerto, specie per gli artisti di oggi. Io ne so qualcosa: ho speso la mia vita a provare a spiegare alla gente, ai miei studenti all’Istituto Nazionale di Belle Arti di Beirut che la ceramica (di cui sono specialista) e la terra cotta non sono “arti minori “, ma “arti maggiori” essendo stati la prima espressione dell’uomo su questa terra! Dunque conosco tutte le difficoltà di chi si vuole esprimere artisticamente e farne “un living”. E al giorno d’oggi è ancora più difficile. Ma Sylvie, che già solo col suo nome porta dentro una “foresta” e che ha la particolarità di sopportare tutto, di essere tenace e andare avanti decisa, ha potuto col suo coraggio superare le difficoltà della vita moderna. La bellissima musica di MesAlfie aggiunge bellezza e ritmo ai suoi cerchi rendendoli molto più armoniosi. Ogni tela ci fa viaggiare lontano, profondamente, nel suo cosmo di cerchi. Dal quadro “Il segreto di May” a quello di “A dime in a bag”, c’è un abisso di differenza e di evoluzione! Certo tutte le sue opere erano già bellissime. Ma ora è scoppiato un arcobaleno di migliaia di colori, di speranze, un’apertura verso un mondo migliore, ed è questo il messaggio dell’universo di Sylvie. Ho sempre insegnato ai miei studenti che l’Arte, prima di tutto, deve arrivare a toccare il cuore. Ed è questo feeling che mi ha colpito nelle sue opere. E di questo la ringrazio. Brava Sylvie May Abboud Beirut 22/11/2016
Leggi tuttoEstasi Barocca - Critica di Francesco Gallo Mazzeo
di Sylvie Renault | 6 mar 2014 | Critiche, Home
Estasi Barocca Porf. Francesco Gallo Mazzeo Il raccoglimento del segno, l’apoteosi del colore in un miscuglio suadente, per la vista, per il tatto, tutto volto a rincorrersi in un grande arcipelago dorato che fa da sfondo ad una grande danza, ad una esaltazione di cromatismi, dolci, carezzevoli, come può avvenire in una ricerca mentale del sé, nel corpo dell’altro, con una melodiosità, che rende in morbidezza in una rapita contemplazione. Lo sfondo cambia, come le ore della luce e come la suggestione dell’ombra, cogliendo un nesso spirituale dello sguardo, quasi un itinerario senza sosta, come una grande preghiera che si snoda in tutte le direzioni. Un’estasi, dunque un rapimento mistico e sensuale che attraversa il corpo invisibile del pensiero da parte a parte, come un fantasma che prende le sembianze di un grande reticolato, che vincola l’orizzonte e nello stesso tempo lo libera, come una modernità barocca che è rivolta verso un altrove dell’invisibile, senza rompere i cordoni con una sua storia, che è quella del raccoglimento e delle meditazioni, anche se tutto intorno è rumore, caos, ridondanza, perdita di identità! E’ appunto questo altrove che qui si mette insieme, con una sapienzale osservanza di regole severe della costruzione pittorica e nello stesso tempo di un inno alla libertà e alla gioia. Astrazione, certamente! Decorazione, certamente! Ma nel senso dell’accoglienza, delle citazioni, del mescolamento, che è il senso più alto dell’inattualità e del fascino di ciascuno di noi in questo enigma, di cui non possiamo e non vogliamo fare a meno.
Leggi tuttoRecensione di Giuseppe Palomba
di Sylvie Renault | 28 mar 2012 | Critiche, Dipinti, Mostre
Lasciare la parola all'Artista consente di penetrare pulsioni profonde e motivazioni, idiosincrasie e passioni. La conoscenza di quanto sottende alla creazione di un opera può essere illuminante e la spiegazione di un progetto ne completa l'intelleggibilità. Nel caso dei lavori di Sylvie Renault aggiunge godimento intellettuale a quello instintivo della pura fruizione estetica, già appagata dall'innegabile fascinazione che esercitano linee e colori, composizione e tessitura cromatica. Opere che ci conducono a un'immersione totale in un mondo fatto di luci e di forme che si dipanano in labirinti da esplorare. Beppe Paolomba
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PIU’ FALSO DEL VERO recensione di Maria Rosaria Fantin
di Sylvie Renault | 16 mar 2012 | Critiche, Dipinti, Mostre
MOSTRA PIU’ FALSO DEL VERO Castel Nuovo, Sala Carlo V. Napoli 07/03/2012-09/04/2012 SYLVIE RENAULT In una cornice affascinante, colma di riferimenti storici, il Maschio Angioino, si terrà dal 7 Marzo al 9 aprile 2012 la mostra “Più falso del vero”. Costruita intorno al concetto di ricerca sulla percezione del reale e di come l’Arte, modifichi questa stessa percezione, falsificando in definitiva, la realtà stessa, questa esposizione darà respiro e visibilità a diversi autori, costituendosi in due momenti espositivi: le personali e la collettiva; in questo secondo momento avremo occasione di vedere le opere di Sylvie Renault. Teste di ponte della visione dell’artista sono due tele: Le porte del sogno e ζ Ret . Di forte impatto visivo e soprattutto emotivo, queste immagini, delle vere e proprie apparizioni, supportate dai colori vibranti e pieni, inducono all’introspezione, alla ricerca del sé. Risucchiato dai pieni e dai vuoti, il nostro sguardo scivola, si perde nelle innumerevoli evoluzioni: pieghe dell’anima, mutevoli cambiamenti dell’essere. Galassie sconosciute si aprono a noi, argonauti persi nel costante adempimento delle nostre missioni, spazi siderali creati su un'unica forma coerente: il cerchio, la sfera, utilizzata dalla natura come esempio di perfezione e dall’artista come cifra di un’imperfezione possibile: una costruzione utile all’esplorazione dell’infinito emotivo, ricca di tassellature del piano e dello spazio, perso in geometrie interconnesse che evolvono in forme differenti, ma sempre riconducibili alla matrice; come un dna, comune a tutte le forme di vita ma generatore di un’incalcolabile diversità. Non siamo di fronte ad un uso razionale della geometria di sapore Escheriano, quanto più alla ripetitività evolutiva della decorazione aniconica, anch’essa colma dell’angoscioso interrogativo che porta l’essere umano a scandagliare le profondità delle sue sensazioni. Colmando di segni grafici tutta la superficie, l’artista comunica la totalità dell’emozione provata ed espressa, forza motrice di un meccanismo inarrestabile, vulcanico nella sua energia esplosiva, ed altrettanto travolgente; un horror vacui, un riempimento ossessivo dello spazio: un’esperienza totalizzante che ci porta alla rivelazione di nuove estensioni sia mentali che fisiche. Nulla potrebbe impedire la trasposizione di questi segni poderosi su una parete o su una superficie ancor più complessa e articolata, un nuovo Galla Placidia, una nuova Santa Sofia trasformati, attualizzati in un planetario delle emozioni. Opere come lenti d’ingrandimento, riflessi dell’anima, spazi imperfetti che ci consentono di ritrovare giorni perduti o di proiettarci in un futuro ancora tutto da costruire. Maria Rosaria Fantin
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